I fenomeni culturali che riguardano il serpente possono aiutare ad esprimere un concetto caro al progetto Opera Rotas: quello di non adottare un unico punto di vista.

Nonostante esso sia il nostro, ci suoni familiare, ispiri sicurezza o sia esso stesso figlio del proprio concetto più puro di identità e appartenenza, il punto di vista che adottiamo può sempre rivelarsi parziale. Nasce infatti da un sistema di simboli, credenze e percezioni che sì, ci appartiene, ma che non è né universale né eterno.

Il serpente, nel subire una forte ambiguità che gli viene attribuita nelle culture e nel tempo, ci ricorda proprio questo: può essere simbolo di vita e di morte, di guarigione e pericolo, di conoscenza e di inganno, anche simultaneamente. La sua immagine attraversa culture, epoche e sguardi, incarnando la molteplicità dei significati possibili.

Serpente cornuto in una teca di un centro erpetologico

Nelle civiltà del Mediterraneo antico il serpente è spesso associato alle forze profonde della terra, alla fertilità, al rinnovamento e alla sapienza. In Grecia accompagna Asclepio, dio della medicina, diventando simbolo della guarigione attraverso la capacità di mutare pelle e rigenerarsi. In Egitto protegge il faraone sotto forma di ureo, mentre in molte tradizioni orientali si manifesta come energia vitale, custode di segreti e conoscenze spirituali.

Allo stesso tempo, soprattutto nella tradizione giudaico-cristiana, il serpente assume una connotazione differente, diventando simbolo della tentazione, della trasgressione e dell’inganno. È interessante osservare come nessuna di queste interpretazioni riesca a esaurire completamente il significato del simbolo. Ognuna racconta qualcosa di vero, ma nessuna racconta tutto.

Serpente con l'occhio velato di chiaro, in fase di muta, su un tronco

È proprio in questa apparente contraddizione che il serpente manifesta la propria forza simbolica. Ci obbliga ad abbandonare le letture semplicistiche e a confrontarci con la complessità. Ci insegna che una stessa realtà può essere osservata da prospettive differenti senza che una debba necessariamente annullare l’altra.

In antropologia si osserva spesso come i simboli più duraturi siano proprio quelli capaci di contenere significati opposti. Il serpente appartiene a questa categoria. Striscia tra la vita e la morte, tra la superficie e il sottosuolo, tra il visibile e l’invisibile. È un animale liminale, che attraversa confini e mette in comunicazione mondi differenti.

Serpente del grano dalle squame arancioni che striscia su un ramo

E qui, in Abruzzo, non possiamo dimenticare l’antico obbligo morale che ci lega a lui.

La presenza del serpente attraversa la storia e l’immaginario della regione fin dall’antichità. Dalle tradizioni dei popoli italici fino ai culti che ancora oggi sopravvivono nella memoria collettiva, esso continua a rappresentare un elemento di connessione tra l’uomo, la natura e il sacro.

Serpente nero e giallo accanto al logo di Opera Rotas in ceramica bucchero

Accogliere il serpente come simbolo del progetto significa allora accettare la diversità dei punti di vista, riconoscere che ogni interpretazione è situata, e che solo attraversando le differenze possiamo avvicinarci ad una comprensione più profonda, aperta e dinamica del reale, data da quelle sfaccettature che ne fanno apprezzare più le rotondità che gli spigoli, cambiando pelle.

Macro del logo ovale di Opera Rotas in ceramica, con un serpente alle spalle

Questa, come altre riflessioni, sono nate proprio all’interno di quegli incontri che Opera realizza, in luoghi fisici che diventano l’arena dialettica in cui si combatte il vuoto che ci minaccia continuamente, oggi. Eravamo in compagnia, questa volta: quella dell’erpetologo Alessandro Paterna.

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