Si sa che in Abruzzo, percorrendo brevi distanze, ci si ritrovi dalle spiagge dell’Adriatico (la cui etimologia ci permetterebbe di dilagare su divinità silene e centri di antica cultura di cui persino Roma trasse ispirazione per strutturare la propria civiltà…), alla montagna più aspra, attraversando prati e colline in una trilogia che viene ben rappresentata dallo stemma tripartito della regione.
L’arrivo di giornate più favorevoli porta a dover scegliere dove trascorrere quel tempo che ben volentieri dedichiamo al contatto con il territorio che abitiamo. La notte del 20 giugno, poche ore prima l’arrivo dell’estate, in quella che è “la notte più breve dell’anno”, ci siamo incontrati come spesso accade in casa di amici. Prima di salutarci, l’invito a ritrovarsi il giorno seguente in una delle spiagge che il tratto di costa teramana offre ai bagnanti, con l’intenzione di estendere al giorno seguente discorsi e racconti non ancora terminati. A questa proposta, uno dei nostri (senza troppo pensare e per tagliare corto) ha rilanciato con altitudini ben diverse. “Domani andiamo a Pretara, a Santa Colomba”.

La meta, il modo e la tarda ora, ci hanno fatto accogliere questo programma, con il quale ci siamo salutati dandoci appuntamento l’indomani ad ora da definire, non avendo nessun vincolo nel corso della giornata. Partiti alle 11:00, in 3, ci siamo diretti a Piane del Fiume, dove la slavina di qualche settimana prima aveva spianato un tratto di collina e riempito gli argini del torrente.
Dall’altro lato del fiume ecco il percorso per salire fin su le cascate del Ruzzo e alla chiesa di Santa Colomba.

Non ero mai stato da quelle parti ma il nome dell’Eremo mi ha da subito richiamato all’attenzione uno degli incontri fatti con Opera, forse quello più particolare. Capito di non essere l’unico ad aver avuto quel pensiero, ho cercato uno sguardo complice con uno dei compagni di passeggiata, con il quale abbiamo iniziato a parlare di tesori, spiriti e dell’incontro con Luigi.

Ad agosto dell’anno scorso, dopo aver letto della sua storia e delle sue esperienze con particolari “entità superiori”, avevamo infatti incontrato questo simpatico signore che è stato il capo di un gruppo di cercatori di tesori, con il quale ha attraversato per anni il centro Italia con alla mano delle strane mappe recuperate da un antico palazzo marchesale in Abruzzo. La storia di Luigi è lunga e fitta di esperienze davvero incredibili, a cui abbiamo dedicato tre diversi video sul nostro canale. Basti a dire che uno dei tesori più grandi, presente sulle mappe ed “autorizzato” da questa entità (chiamata Adonai del Vento, che si manifestava a lui attraverso dei vortici che lo accompagnavano durante i suoi viaggi), si trovava proprio a Santa Colomba. La salita all’eremo, dall’aver richiamato quel ricordo in poi, è stata un ripensare e commentare ciò che avevamo prima letto, e poi ascoltato, sull’esperienza dell’anziano di Cerchiara, racconto fatto a colui che, dei tre, non conosceva la storia; quello, tra l’altro, che la sera prima aveva suggerito di andare a Santa Colomba.
Il solstizio d’Estate ci ha regalati una giornata particolarmente calda e dopo la salita ci siamo fermati al fresco per pranzare e riposare, non prima di aver suonato la campana e goduto del paesaggio che dal castello di Pagliare apre ai paesi di Isola e Val Vomano, proseguendo verso la costa dove cielo e mare si fondono a perdita d’occhio.

Ripreso il cammino, circondati da nuvole nere che si spostavano sul perimetro delle valli circostanti, abbiamo attraversato i canali che portano alle Vene Rosse per poi scambiare due parole con i frequentatori del piazzale più a valle, una volta riscesi.


Risaliti in macchina, noto una chiamata persa: è Luigi.
Sorrido dicendo agli altri della cosa, mentre collego il telefono per poterlo richiamare e raccontargli, magari, che siamo stati in uno dei luoghi che affollano i suoi racconti. Luigi risponde subito, ed è lui a dirmi una cosa molto simile a quella che, per primo, avrei voluto dirgli io.
“Che sti a fatijì?” (che stai lavorando?)
“No no Luigi, siamo stati in montagna, che dici?”
“Ah bene, ti ho chiamato per dirti che esattamente 53 anni fa, il giorno di San Luigi, al solstizio d’Estate, andai a Santa Colomba a trovare il tesoro, là dove cade, a mezzogiorno, l’ombra del campanile…”
Ci siamo guardati tutti e tre, increduli, cercando di farfugliare qualcosa e dicendo a Luigi che eravamo appena riscesi dall’Eremo.
“Hai visto che roba? Dobbiamo rifare il gruppo”.